Unicef, famiglie e DaD durante il lockdown. La pandemia Covid-19 ci ha messo di fronte a tutti i limiti della vita solo online. Sono venute a mancare le certezze di una routine ben radicata e su cui tutti facevano affidamento. La vita dei bambini è stata stravolta durante il primo lockdown nazionale. Ed è per questo motivo che in questi mesi si è tentato di tutto per tenere aperte le scuole.

L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e l’Unicef hanno raccolto i dati sull’impatto del lockdown in Italia. È emerso che una famiglia su 3 non ha potuto sostenere la DaD, non è riuscita ad aiutare gli studenti e ad avere le attrezzature necessarie.

Unicef, famiglie e DaD

Unicef, famiglie e DaD

Dal rapporto Unicef emerge che il 27% delle famiglie non ha tecnologie adeguate e il 30% dei genitori non ha tempo sufficiente per seguire la didattica a distanza dei figli. Inoltre il 6% degli studenti con accesso a internet non ha connessione adeguata per l’apprendimento a distanza. Inoltre i ragazzi hanno passato davanti allo schermo 4 – 5 ore in più rispetto a prima.

Un dato incoraggiante invece è che il 70% dei genitori si è reso conto che i figli sono diventati più autonomi nell’uso della tecnologia digitale per la scuola.

Quando l’emergenza Coronavirus ci ha costretti a stare a casa e a prendere decisioni severe, tutte le conseguenze ci sono crollate addosso. Scuole chiuse e bambini a casa, didattica a distanza e lavoro in smart working, ci siamo dovuti adattare in pochi giorni a delle vere e proprie rivoluzioni.

I disagi sono tanti ma credo che le scuole e il governo abbiano fatto il massimo durante l’emergenza. Sono stati forniti tablet e computer, connessioni a internet e tutto il supporto possibile. Le dinamiche familiari, purtroppo, cambiano tanto di casa in casa, anche in base al tipo di impiego. Chi aveva più tempo poteva certamente aiutare di più i bambini, ma chi si è ritrovato a lavorare da casa ha subito il contraccolpo in prima persona.

La didattica a distanza, con pregi e difetti, è stata un salvagente a cui tutti si sono dovuti adattare, perché non c’erano alternative. I ragazzi e i bambini hanno avuto difficoltà e questo è innegabile. Ha contribuito tanto però anche la volontà di voler studiare e seguire le lezioni da parte dei bimbi. Ma anche quel minimo di attenzione e di controllo da parte dei genitori di assicurarsi che i figli abbiano fatto il loro dovere.

Speriamo che si possa superare questo periodo buio e complesso nel più breve tempo possibile, che la campagna vaccinale vada avanti e che ognuno di noi possa tornare alla propria vita.

via | huffingtonpost

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