Bimbi in casa

Robot, vulcani e quiz: come usare i giochi interattivi a casa senza trasformarli in compiti

Robot, vulcani e quiz: come usare i giochi interattivi a casa senza trasformarli in compitiRobot, vulcani e quiz: come usare i giochi interattivi a casa senza trasformarli in compiti

Robot da montare in salotto, piccoli vulcani che “eruttano” sul tavolo della cucina, quiz di matematica che sembrano più una sfida che una verifica: i giochi per l’apprendimento interattivo entrano sempre più spesso nelle case dei bambini delle elementari. Il motivo è semplice: promettono di far passare numeri, parole e scienza senza il peso del solito “devo studiare”. Funzionano, sì, ma non tutti allo stesso modo e non con gli stessi tempi. Per chi li compra, il punto non è scegliere la scatola con più luci o più pezzi, ma capire come inserirla nella routine di casa senza farla diventare l’ennesimo compito del pomeriggio.

Quanto spazio dare al gioco educativo durante la settimana

L’errore più comune è pensare che un gioco educativo debba occupare tanto spazio, quasi a riempire quello che la scuola non copre. Di solito va al contrario. Quando un bambino capisce che quel quiz di aritmetica, quel kit sul cosmo o quel robot da costruire sono lì per “fargli fare qualcosa di utile”, l’effetto compito arriva subito. E la curiosità si spegne. Per questo i giochi interattivi rendono di più se restano brevi, regolari e riconoscibili: due o tre volte a settimana possono bastare, meglio ancora in momenti in cui il bambino non è già pieno di quaderni, richieste e stanchezza. Un titolo come Clementoni Aritmetica Divertente può funzionare bene in una mezz’ora leggera; un laboratorio scientifico con esperimenti, come quelli tipo vulcano o lampada di lava, chiede invece più tempo e soprattutto un pomeriggio meno carico. Il motivo per cui questi prodotti stanno prendendo piede è chiaro: tengono insieme gioco e apprendimento in una fase, quella delle elementari, in cui i bambini imparano ancora moltissimo con le mani, con la voce, per tentativi e anche sbagliando.

Adulti sì, ma senza stare sempre col fiato sul collo

Qui si decide quasi tutto. Alcuni giochi hanno bisogno della presenza di un adulto fin dall’inizio, soprattutto quelli di costruzione o di esperimento, come i kit scientifici o i robot da assemblare. Ci sono passaggi tecnici che un bambino di sette o otto anni difficilmente gestisce da solo senza innervosirsi. Altri giochi, invece, sono pensati proprio per accompagnare un’autonomia graduale, come certi prodotti ispirati al metodo Montessori o i classici con regole semplici e facili da ripetere. Il punto non è stare accanto sempre, ma capire quando la presenza aiuta davvero e quando invece pesa. Se un bambino sta cercando una soluzione, spesso conviene non anticiparla. Se invece si blocca e comincia a vivere l’errore come una sconfitta, allora intervenire ha senso. Nella vita di casa succede spesso proprio questo: il gioco educativo piace finché il bambino si sente protagonista; smette di piacere quando sente addosso un adulto che guarda, corregge e giudica come a scuola.

Per evitare noia e frustrazione servono ritmo, misura e sfide giuste

Non tutti i giochi tengono allo stesso modo nel tempo. Un classico come Scarabeo, per esempio, può essere molto ricco sul piano linguistico, ma anche risultare lento per bambini abituati a stimoli rapidi. Un gioco di matematica può diventare ripetitivo se il livello è troppo basso. E un robot interattivo rischia di finire in un angolo se il montaggio parte subito in salita. Noia e frustrazione nascono quasi sempre così: da una distanza sbagliata tra il gioco e il bambino. Per evitarla servono sfide brevi, obiettivi raggiungibili, premi simbolici che non trasformino tutto in una trattativa ma diano ritmo: scegliere il prossimo esperimento, decidere chi comincia la partita dopo, fermarsi dopo un piccolo traguardo. Spesso vale più questo che comprare l’ennesima scatola. Anche perché, dietro la corsa ai giochi STEM e ai quiz educativi, c’è una contraddizione che molti genitori conoscono bene: si cerca un’alternativa agli schermi, però si chiede agli oggetti la stessa velocità dei tablet. E non sempre è una richiesta realistica.

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