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Assegno unico: importi, ISEE e come richiederlo dalla gravidanza

Assegno unico: importi, ISEE e come richiederlo dalla gravidanza

Se hai un figlio, lo aspetti o stai semplicemente cercando di capire a cosa hai diritto, l’assegno unico 2026 è probabilmente il sostegno economico più importante a cui la tua famiglia può accedere. Non è un bonus una tantum, non è legato a una categoria specifica di lavoratori: è un contributo mensile per chi ha figli a carico, gestito dall’INPS e aggiornato ogni anno in base all’inflazione. Per il 2026 gli importi sono stati rivalutati dell’1,4% rispetto all’anno precedente, in linea con i dati ISTAT, e questo significa cifre leggermente più alte rispetto a quelle già percepite.

Quanto si riceve: gli importi aggiornati per il 2026

La prima cosa che quasi tutti vogliono sapere è semplice: quanti soldi arrivano ogni mese? La risposta dipende dall’ISEE del nucleo familiare, e la forbice è piuttosto ampia.

Con un ISEE fino a circa 17.444 euro, l’importo massimo si avvicina ai 204 euro al mese per ogni figlio. Le stime delle diverse fonti si attestano in un range molto vicino — tra 203,80 e 204,40 euro — a seconda del calcolo esatto applicato alla rivalutazione. Per le famiglie con redditi più alti, invece, la cifra scende progressivamente: con un ISEE superiore a 46.582 euro, si arriva al minimo di circa 58,50 euro mensili per figlio.

Questi importi base possono poi essere incrementati da maggiorazioni specifiche: per i figli con disabilità, per i nuclei numerosi, per le madri lavoratrici. Non si tratta di dettagli marginali — in alcune situazioni le maggiorazioni possono modificare sensibilmente la cifra finale che arriva sul conto.

La rivalutazione dell’1,4%, comunicata ufficialmente dall’INPS con la Circolare n. 7 del 30 gennaio 2026, è automatica: non richiede nessuna azione da parte delle famiglie che già ricevono il beneficio.

Il ruolo dell’ISEE: quando presentarlo e cosa cambia

L’ISEE è il parametro che determina a quale fascia appartieni e, di conseguenza, quanto ricevi ogni mese. Capire come funziona il meccanismo temporale può fare la differenza tra ricevere l’importo corretto o perdere mesi di rivalutazione.

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Nei mesi di gennaio e febbraio 2026, il calcolo dell’assegno viene effettuato utilizzando l’ISEE già presente nel sistema — quello dell’anno precedente. Da marzo 2026, invece, entra in vigore il nuovo ISEE 2026: da quel momento in poi, per tutto il periodo fino a febbraio 2027, sarà questo a determinare l’importo mensile.

Il consiglio pratico è presentare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) il prima possibile, idealmente entro febbraio, per evitare di ricevere per mesi un importo calcolato su dati non aggiornati. Se la situazione economica della famiglia è migliorata rispetto all’anno scorso, un ISEE più alto potrebbe ridurre l’importo; se invece il reddito è diminuito, aggiornarlo rapidamente può significare ricevere di più già da marzo.

Chi non presenta un ISEE valido non perde necessariamente il diritto all’assegno, ma viene collocato automaticamente nella fascia minima. Per molte famiglie questo si traduce in una perdita concreta di decine di euro al mese.

Chi deve fare domanda e chi invece non deve fare nulla

Una delle cose che genera più confusione ogni anno riguarda proprio la domanda: va rifatta o no?

Per chi già riceve l’assegno unico, la risposta è no. Le famiglie che hanno una domanda attiva e non revocata non devono presentarne una nuova per il 2026. Il beneficio continua in automatico, con i nuovi importi rivalutati, per il periodo che va da marzo 2026 a febbraio 2027. Questo vale anche se non si aggiorna l’ISEE — ma in quel caso, come detto, si rischia di ricevere la quota minima.

Devono invece presentare una nuova domanda le famiglie che:

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  • non hanno mai richiesto l’assegno unico;
  • hanno avuto la domanda precedente revocata o respinta;
  • hanno avuto un figlio nel corso del 2025 o del 2026 e non hanno ancora fatto richiesta.

La domanda si presenta direttamente sul portale INPS, tramite il servizio online dedicato, oppure attraverso un CAF o un patronato. Serve lo SPID, la CIE o la CNS per accedere, e conviene avere a portata di mano l’ISEE aggiornato e i dati del conto corrente su cui ricevere i pagamenti.

Dalla gravidanza: quando si può iniziare a richiederlo

Il titolo di questo articolo menziona la possibilità di richiedere l’assegno già durante la gravidanza, e vale la pena chiarire questo punto con la dovuta attenzione. La normativa generale dell’assegno unico prevede che la domanda possa essere presentata anche in attesa del nascituro, a partire dal settimo mese di gravidanza. Si tratta di una finestra pensata proprio per permettere alle famiglie di organizzarsi per tempo, senza dover aspettare la nascita e poi rincorrere le pratiche burocratiche.

In questo caso l’assegno non decorre automaticamente dal mese della domanda, ma dalla nascita del bambino. Presentarla in anticipo, però, consente di non perdere mesi di pagamento per questioni amministrative. Se stai aspettando un figlio, informarti già ora — e preparare i documenti necessari — è una scelta concreta, non un anticipo inutile.

Qualche dettaglio che spesso passa inosservato

L’assegno unico è cumulabile con altri benefici, ma ci sono situazioni in cui alcune agevolazioni si escludono a vicenda. Vale la pena verificare caso per caso, soprattutto se si percepiscono anche altri sostegni legati alla famiglia o al lavoro.

Un altro aspetto che non tutti considerano riguarda i figli maggiorenni fino a 21 anni: anche per loro è possibile ricevere l’assegno, a condizione che frequentino un percorso scolastico o universitario, svolgano un tirocinio, siano disoccupati e in cerca di lavoro, o prestino servizio civile. L’importo in questo caso è ridotto rispetto a quello per i minorenni, ma non è trascurabile.

Tenere sotto controllo la scadenza dell’ISEE, verificare che la domanda sia ancora attiva e controllare ogni anno se le condizioni familiari sono cambiate — un figlio in più, una disabilità certificata, una variazione del reddito — sono le azioni che permettono di ricevere effettivamente quello a cui si ha diritto. Non è un meccanismo complicato, ma richiede un minimo di attenzione periodica per non lasciare soldi sul tavolo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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