Cinquantamila firme raccolte, una celebrazione a Milano e un appuntamento già fissato in Parlamento per metà novembre. La campagna PMA per tutte, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, ha raggiunto il traguardo che serviva per trasformare una proposta civile in un’iniziativa legislativa popolare formale. Un risultato che rimette al centro del dibattito pubblico italiano una questione rimasta a lungo ferma: chi ha il diritto di accedere alla procreazione medicalmente assistita nel nostro Paese.
Cosa prevede la proposta e cosa cambia rispetto alla legge attuale
Per capire perché questa campagna ha mobilitato così tante persone, basta guardare cosa dice oggi la normativa vigente. La legge 40 del 2004 limita l’accesso alla PMA alle sole coppie eterosessuali, sposate o conviventi. Donne single e coppie dello stesso sesso ne sono escluse per legge, senza eccezioni. Chi si trova fuori da questi parametri e vuole intraprendere un percorso di procreazione assistita deve farlo altrove — spesso in Spagna, in Belgio o in altri Paesi europei dove le regole sono diverse.
La proposta dell’Associazione Coscioni punta a modificare proprio l’articolo 5 della legge 40/2004, aprendo l’accesso alla PMA anche alle donne single e alle coppie formate da due donne. Non si tratta di stravolgere l’impianto della norma, ma di eliminare una discriminazione basata sulla struttura familiare di chi fa la richiesta.
Il traguardo delle 50mila firme e il prossimo passo
Il 29 ottobre 2026, a Base Milano, l’Associazione Coscioni ha festeggiato il superamento della soglia delle 50mila firme, quella necessaria per presentare formalmente un’iniziativa legislativa popolare. Non è un numero simbolico: è il requisito minimo stabilito dalla legge italiana per portare una proposta direttamente in Parlamento.
Il deposito è previsto per metà novembre 2026. Da quel momento, la proposta entrerà ufficialmente nell’iter parlamentare — con tutto quello che questo comporta in termini di tempi, commissioni, possibili emendamenti e voti. Nessuna certezza sull’esito, naturalmente, ma un punto di partenza concreto che fino a poche settimane fa non esisteva.
A coordinare la campagna è Francesca Re. Dietro di lei, oltre cinquanta associazioni che hanno scelto di sostenere l’iniziativa, costruendo una rete trasversale che va ben oltre il perimetro dell’Associazione Coscioni.
Perché questa campagna ha trovato così tanto sostegno
La PMA per tutte non è un tema nuovo, ma è rimasto a lungo ai margini del dibattito politico italiano. Quello che ha cambiato il tono della conversazione, negli ultimi anni, è la consapevolezza sempre più diffusa di quante persone siano costrette a confrontarsi con questa esclusione in modo diretto: donne sole che vogliono diventare madri, coppie femminili che desiderano avere figli, famiglie che esistono già nella realtà quotidiana ma che la legge non riconosce nei percorsi di fertilità.
Il fatto che più di cinquanta realtà associative abbiano aderito alla campagna dice qualcosa di preciso: il tema intercetta bisogni concreti, non solo posizioni ideologiche. E la raccolta firme — partita a giugno 2026 — ha dimostrato che la mobilitazione è possibile anche su argomenti che la politica tende a rimandare.
Sul sito dell’Associazione Luca Coscioni è possibile trovare tutti i dettagli della campagna e il testo integrale della proposta di legge.
Cosa succede adesso
Depositare una proposta di legge di iniziativa popolare non significa che diventerà automaticamente legge. Il Parlamento ha l’obbligo di esaminarla, ma i tempi e gli esiti dipendono dalla volontà politica delle forze presenti in aula. La storia italiana delle proposte popolari insegna che molte rimangono ferme per anni nelle commissioni, senza mai arrivare al voto.
Eppure il deposito ha un valore che va oltre il risultato immediato: mette il tema all’ordine del giorno in modo formale, obbliga i partiti a prendere posizione e alimenta un dibattito pubblico che difficilmente si spegnerà una volta acceso. Per le donne e le famiglie che aspettano una risposta concreta, sapere che la proposta è finalmente in Parlamento è già qualcosa di diverso dal silenzio di prima.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.


