Fecondazione assistita: la legge 40 compie 10 anni, ecco perché va modificata

La contestatissima legge 40 sulla fecondazione assistita ha compiuto i suoi primi 10 anni tra luci (poche) e ombre (molte). Analizziamo gli aspetti che secondo gli esperti andrebbero rivisti

Che la legge 40 che regola la normativa sulla delicatissima materia della fecondazione assistita sia da cambiare, a 10 anni dal suo varo, non esistono dubbi. Ma esattamente quali sono gli aspetti più controversi che andrebbero modificati, sia dal punto di vista etico che medico?

Ad affrontare la questione sono stati gli esperti della SIFES (Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione) riuniti in un importante convegno in corso a Roma.

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Sono tante le questioni sul piatto, perché nei suoi primi 10 anni la legge 40 ha subito forti ridimensionamenti che se avrebbero in teoria dovuto proteggere la salute femminile e l'etica della fecondazione artificiale, in realtà altro non hanno prodotto che spingere tante coppie desiderose di un figlio a fuggire estero, per accedere a pratiche molto più elastiche.

Tra le modifiche di questi anni c'è stata la caduta del divieto di produrre tre o più embrioni e di impiantarli tutti nell'utero della donna, e il divieto di crioconservazione degli embrioni, anche in questo caso si trattava di una decisione assurda presente solo nella legge italiana, tanto che ora proprio lo scongelamento degli embrioni per l'impianto è considerata una tecnica fiore all'occhiello della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) italiana.

Cosa, quindi, si dovrebbe cambiare, o modulare meglio? Innanzi tutto, è attesa la revoca del divieto dei fecondazione eterologa, ovvero quella che consente di effettuare la fecondazione in vitro usando anche lo sperma di un donatore. Questo permetterebbe alle coppie infertili per sterilità maschile di poter concepire un figlio. Ancora, molto importante, la possibilità di utilizzare gli embrioni non impiantati per la Ricerca scientifica.

A tal proposito, si attende per il prossimo 18 giugno, con legittimo ottimismo, il pronunciamento della Grande Camera della Corte Europea per i Diritti dell'Uomo.

Vinta la battaglia contro gli incoerenti divieti creati dalla legge 40/2004 è necessario agire per trovare una soluzione concreta ed efficace ai problemi che ci sono e a quelli che si presenteranno: lavorare a una nuova legge che sia modellata sulla realtà italiana. La Società Italiana di Fertilità e Sterilità è disponibile a contribuire quale interlocutore scientifico di riferimento nella Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) per raggiungere l’obiettivo di una nuova normativa condivisa e al passo coi tempi. E’ questo il messaggio del manifesto SIFES che presentiamo oggi

Ha spiegato Andrea Borini, Presidente della SIFES. Non resta che attendere il 18 giugno.

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