Aborto nel Lazio, stop a medici obiettori nei consultori

Per contrastare l’obiezione di coscienza, che in alcuni centri ormai raggiunge il 90%, la Regione Lazio ha dato delle nuove linee guida per i consultori familiari, in cui si stabilisce che i medici non possono sottrarsi dal prescrivere anticoncezionali e firmare certificati.

L’aborto è un diritto garantito. Nel Lazio il presidente Nicola Zingaretti fa il punto sulla Legge 194 per salvaguardare le esigenze della donna. L’obiezione di coscienza, infatti, dovrebbe riguardare solo l’atto tecnico dell’interruzione di gravidanza, non certo la prescrizione di con contraccettivo o della pillola del giorno dopo.

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Ecco quindi delle nuove linee guida sul funzionamento dei consultori familiari, volte ad arginare un’obiezione di coscienza davvero dilagante non solo tra i medici, ma anche tra anestesisti e infermieri. Il decreto impone la prescrizione di tutte le forme di contraccezione e ricorda ai medici i doveri che per Legge dovrebbero essere garantiti.

È capibile che un medico non si senta di intervenire per mettere fine a una gravidanza, ma non può rifiutarsi di firmare un certificato in cui attesta lo stato interessante e la richiesta della donna di voler abortire. Rifiutarsi è da considerare un abuso.

In merito all'esercizio dell'obiezione di coscienza, si ribadisce come questo riguardi l'attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell'interruzione volontaria di gravidanza. Il personale del consultorio familiare (invece) non è coinvolto direttamente nella effettuazione di tale pratica, bensì solo nell'attività di certificazione...

Si legge nel decreto. Nei consultori comunque la situazione è ancora gestibile, molto più grave invece negli ospedali, dove in alcune regioni l’obiezione arriva al 90 percento. Risultato? Le donne stanno tornando all’aborto clandestino.

Via | Repubblica

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