Una bella sgridata ogni tanto non ha mai fatto male a nessuno“, quante volte avete detto o pensato una frase come questa? Del resto, talvolta i bambini diventano talmente esasperanti con i loro capricci e i comportamento ostinati da far perdere le staffe anche al genitore più paziente, che finisce per “sbottare”.

Sgridare un bambino che fa da monello è certo un modo efficace per una madre o un padre stanchi per sfogarsi e ottenere una momentanea tregua, perché subito dopo esser stato così redarguito, in genere il piccolo si calma.

Tuttavia, dopo una bella lavata di capo, magari con tanto di urla e minacce, i genitori si sentono in colpa, temono di aver esagerato e di aver mortificato in modo eccessivo il proprio bambino, e non sanno bene come rimediare. Perché in genere la sgridata non viene percepita come strumento utile all’interno di una metodo educativo, ma è piuttosto come la reazione abbastanza impulsiva ad una continua serie di stimoli negativi che arrivano dal proprio figlio.

Ma sgridare un bambino che si sia comportato male, che abbia trasgredito ad una regola, che non abbia fatto i compiti o che abbia tiranneggiato o recato danno al proprio fratellino o sorellina più piccoli è il sistema migliore per fargli capire dove e perché ha sbagliato?

Dipende da come ci poniamo e da quello che diciamo quando li rimproveriamo. E’ chiaro che per definizione una sgridata comporta un certo grado di alterazione e dei toni accesi, ma questo non significa che non possa risultare utile ai fini educativi. Esistono, infatti, due tipi di rimproveri, uno efficace, e l’altro no.

Quello “inutile” se non dannoso è sgridare i figli monelli umiliandoli e demolendo la loro autostima. Anche se siamo davvero esasperati usare frasi come “Non ne fai mai una giusta”, oppure “Non farai mai nulla di buono nella vita”, oppure “Sei sempre il solito, è inutile aspettarsi qualcosa di ben fatto da te”, sono sbagliatissime dal punto di vista educativo, il bambino le introietta come vere e crescerà sentendosi smpre un fallito, inadeguato e incapace, degno di disprezzo.

Se, invece, anche nel clou della sgridata, noi usiamo frasi correttive che stimolino nel bambino l’autocomprensione del mal fatto, allora avremo ottenuto lo scopo di fermare sul momento il suo comportamento sbagliato e di aiutarlo a migliorare nel futuro. Il rimprovero deve essere formativo, quindi volgetelo in positivo, non siate solo “giudicanti”.

Argomentate il senso del vostro disappunto spiegando al bambino, anche con toni severi, perché siete arrabbiarti con lui e perché quello che ha fatto o il suo modo di comportarsi non vanno bene. Inoltre, se, ad esempio, il piccolo ha provocato un danno ad un altro bambino o al fratellino più piccolo, la sgridata deve servire ad aumentare in lui l’empatia, in modo che non solo capisca che ha fatto soffrire un altro bambino come lui, ma eviti di rifarlo in futuro o almeno impari a chiedere scusa.

Insomma, anche se siete fuori dai gangheri, cercate di rendere costruttivo il vostro intervento, in modo che il bambino non si senta “schiacciato” dal peso delle vostre parole e del vostro giudizio negativo, ma che comprenda che voi lo rimproverate perché lo amate e volete che dia il meglio di sé, e non il peggio.

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Foto| via Pinterest

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