Come affrontare i disturbi del linguaggio

Sono numerosi i disturbi del linguaggio spesso non adeguatamente riconosciuti e curati. Come si affrontano queste patologie nei bambini?

Top Christmas Presents For 2013 Revealed

Sono quasi il 10 percento i bambini in età prescolare e circa il 5 in età scolare che soffrono di un ritardo o un disturbo del linguaggio. Tra le problematiche più diffuse ci sono dislessia, disgrafia, disturbi dell’articolazione, dell’eloquio o del linguaggio espressivo. A dare questi numeri sono gli esperti della Federazione Italiana Logopedisti, che durante il Congresso Nazionale in corso hanno fornito anche qualche suggerimento.

La prima cosa importante è riconoscere che qualcosa non va. E non è facile per un genitore che spesso non vuole vedere o pensa che sia tutto normale. Tiziana Rossetto, presidente FLI, ha così spiegato:

Per farlo bisogna valutare il vocabolario fra i 12 e i 18 mesi: il piccolo dovrebbe essere in grado di dire almeno cento parole, questo basta a farci capire che svilupperà un lessico più complesso in seguito. Soprattutto, occorre capire se il bimbo ha l’intenzione di comunicare: ci segue con lo sguardo? Anticipa le richieste con i gesti? Sorride, è espressivo? Si tratta di indicazioni che si possono avere osservando il figlio già durante l’allattamento, quando mamma e bambino guardandosi e interagendo stabiliscono il “turno della comunicazione”. Se tutto questo c’è, non bisogna preoccuparsi: il bagaglio di parole crescerà, ma non ci sono i segni per temere un serio disturbo dello sviluppo.

Il primo sintomo di un disturbo del linguaggio è l’assenza di comunicazione. Intorno ai due anni, se la situazione non è migliorata, occorre chiedere una valutazione funzionale linguistica. Chi la deve fare? Il logopedista che potrà seguire il bambino per aiutarlo, quasi come fosse un gioco, a migliorare il suo modo di esprimersi.

Via | Corriere

  • shares
  • Mail