Lotus Birth: come funziona, i rischi e le controindicazioni

Nascere con la propria placenta attaccata e attendere il naturale distacco. Si tratta del Lotus Birth.

Lotus Birth è una tecnica ancora poco conosciuta e rappresenta un modo moderno e discutibile di venire alla luce. Il bimbo si sviluppa nove mesi nella pancia della mamma ed è attaccato alla donna attraverso il cordone ombelicale, da cui riceve tutti i nutrimenti necessari. Da un punto di vista simbolico, la nascita è rappresentata dal taglio di questo cordone.

Il parto però non termina mai con la nascita del bambino, c’è un’ultima fase chiamata secondamento, durante la quale la donna espelle la placenta, che viene controllata dai medici per verificare che sia intera. Il Lotus Birth prevede di non tagliare il cordone e lasciare la placenta attaccata al neonato per qualche giorno, mediamente sono 3 o 4, e attendere che la separazione avvenga in modo naturale. Diciamo quindi che la fase espulsiva e il secondamento diventano una cosa sola, nel rispetto dei tempi della donna.

Il questo rituale degli anni settanta, la placenta viene conservata in sacchetto, cospargendola di sale grosso, per favorirne l’essicamento. Allora consideriamo che oggi ci sono due scuole di pensiero: le persone che potendo scelgono la donazione del cordone, che quindi deve essere reciso subito, e coloro che attendono che il cordone smetta di pulsare per tagliarlo, perché le cellule ematiche sono importanti per la salute del piccolino.

Quando il cordone però collassa, le cellule della placenta non sono più utilizzabili. Gli esperti sostengono, anzi, che potrebbe infettarsi. Il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists, sottolinea la pericolosità di questa scelta, raccomandando un’attenta sorveglianza dei neonati sottoposti alla Lotus Birth. I sostenitori vedono questa tecnica come naturale, salutare e tra l’altra è un modo per dare al bambino i suoi tempi.

Via | Uppa

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