Monitoraggio in gravidanza: quando si fa e a che cosa serve

Il monitoraggio in gravidanza, ovvero l’esame noto come cardiotocografia, è un esame semplice e importante per misurare il benessere del bambino e le contrazioni della mamma.

medical machine

Il monitoraggio in gravidanza è un esame estremamente comune, che prima o poi tutte le donne con pancione fanno. Il nome tecnico è cardiotocografia, perché si utilizza il cardiotocografo, che è dotato di due sonde, per verificare il battito del bambino e per misurare l’intensità delle contrazioni uterine. È un esame totalmente indolore. Per la mamma si tratta semplicemente di scoprire la pancia e indossare una cintura un po’ speciale.

A che cosa serve? Prima di tutto per capire se il neonato sta bene o c’è un’eventuale sofferenza fetale, inoltre per verificare le contrazioni. La possibilità di un parto si calcola dalla dilatazione ma anche dall’intensità e dalla frequenza delle contrazioni. Quando si fa? In linea di massima è raccomandata dalla 37esima settimana, se però ci sono dei problemi particolari, come la pancia dura, eventuali dolori, perdite strane o magari anche una semplice caduta, potrebbe essere fatto il monitoraggio già dalla 30esima settimana.

Quanto dura? La cardiotocografia dura mediamente 30 minuti, alcune volte anche un po’ di più. Superato il termine, la mamma in attesa del parto è invitata in ospedale per il monitoraggio ogni 48 ore circa.

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