Vietato fare paragoni tra bambini: non è educativo

Quante volte hai fatto paragoni tra i figli: quello grande è dolce, quello piccolo è più sveglio. Tuo fratello alla tua età già lo sapeva fare. Tu sei molto meglio di tua sorella: lei deve ancora imparare. È un modo per sgridare o gratificare il bambino, ma non è mai il metodo giusto. Quando il confronto è positivo potrebbe alimentare ansia da prestazione, se invece è in negativo potrebbe causare tensioni e invidia.

Secondo quanto viene spiegato su varesenews:

Il miglior paragone è quello fatto prendendo come modello il bambino stesso, mettendo a confronto i progressi fatti e misurando i risultati ottenuti rispetto a quelli di qualche tempo fa.

È importante quindi fargli notare i progressi, le conquiste con frasi tipo: guarda come sei diventato bravo; complimenti, adesso riesci a fare questa cosa. Cerca di essere specifico. Quelle che per te sono piccole conquiste, per lui sono grandi passi. È anche un modo per infondergli fiducia e dargli la voglia di migliorarsi.

Può essere utile in questo senso chiedere al bambino di raccontare tutte le cose che ha fatto per migliorare in quell’ambito specifico. In questo modo il bimbo prende coscienza delle strategie e delle risorse che lo aiutano a migliorare su una competenza, e potrà più facilmente ricorrere agli stessi strumenti su altre attività.

Ad esempio quando imparano a leggere i bimbi sono incerti ma tipicamente si esercitano leggendo qualsiasi cosa come fosse un gioco: un atteggiamento questo da incoraggiare, per capire che si può imparare associando l’impegno al divertimento. O se impara ad allacciarsi le scarpe all’ennesimo tentativo, sottolineare quanto sia stata utile la tenacia di non arrendersi al primo tentativo: fatica e determinazione sono importanti.

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