Torna l’appuntamento con la Settimana Mondiale per l’Allattamento Materno, che quest’anno proprio a causa della pandemia da Covid-19 è particolarmente importante. La Commissione Allattamento della SIN ha esplorato la situazione con uno studio su 10 ospedali italiani. È emerso che, pur rimanendo forte e quasi unanime l’incoraggiamento ad allattare al seno, le scelte di isolare la donna in travaglio-parto e in puerperio e la riduzione del pelle a pelle, possono costituire degli importanti impedimenti ad un corretto e fisiologico avvio della lattazione.

Secondo i dati raccolti, il 77.6% dei neonati nati da mamme positive al parto o nell’immediato post-partum è stato alimentato esclusivamente con latte materno (il 67.2% al seno e il 10.4% con latte materno spremuto), e più della metà, il 66.5%, è stato isolato insieme con la mamma (rooming-in), prassi che favorisce, insieme al contatto pelle a pelle, l’avvio dell’allattamento materno. Il Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN), Fabio Mosca, ha commentato:

“La paura della pandemia da Covid-19 e le misure adottate per contrastare la diffusione del virus hanno avuto un forte impatto psicofisico sulle mamme e sulle pratiche connesse alla nascita, in particolar modo sull’allattamento al seno. Nonostante noi neonatologi, con l’aiuto di tutti gli operatori, abbiamo cercato di tranquillizzare i neogenitori con attività volte a garantire la sicurezza del percorso nascita e con informazioni chiare e corrette, anche grazie al supporto dei media, abbiamo riscontrato una significativa diminuzione dei progressi fatti negli ultimi anni nell’allattamento materno.”

E poi ha ricordato che le tecnologie digitali sono e sono state alleate di mamme e bambini. Per esempio, il virtual breastfeeding support, ovvero la consulenza virtuale in tema di allattamento, è una sessione real-time in video: si tratta di un appuntamento per confrontarsi con un consulente

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