Progesterone in gravidanza: i valori di riferimento e a cosa serve

I valori del progesterone sono forse il primo campanello a indicare la presenza di una gravidanza, perché la funzione principale di quest’ormone è quella di preparare la mucosa dell’utero ad accogliere l’ovulo fecondato.

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Il progesterone è un ormone secreto dalle ghiandole surrenali, dall’ovaio e dalla placenta. Svolge diverse funzioni, oltre ad aumentare il muco cervicale, si occupa di determinare a livello mammario la proliferazione degli acini ghiandolari. Durante la gravidanza ha come funzione quella di inibire la motilità uterina e impedire la maturazione di altri ovuli.

La concentrazione di progesterone aumenta più rapidamente dalla 12esima alla 25esima settimana (quarto-sesto mese di gravidanza), per poi rallentare la corda fino alla 37esima settimana (ottavo mese circa) e diminuire nel periodo che precede il parto.

I valori di riferimento, durante la gestazione, sono compresi fra 11,2 ng/ml e 90,0 ng/ml nel primo trimestre, fra 25,6 ng/ml e 89,4 ng/ml nel secondo trimestre e fra 48,4 ng/ml e 42,5 ng/ml nel terzo trimestre.

Il progesterone viene somministrato anche alla mamma in attesa (di norma ovuli vaginali) per prevenire il parto pretermine, soprattutto se ci sono stati degli episodi di contrazione in una fase ancora precoce. Quando il progesterone può indicare che qualcosa non funziona? Ovviamente se il livello è troppo basso può significare il rischio di aborto o di parto prematuro, in base alla settimana di gestazione.

Si consiglia quindi il dosaggio ormonale, il riposo assoluto e la terapia farmacologica, che ovviamente deve essere prescritta da un medico.

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