Non so per quale ragione gli armadietti degli ospedali sono perfetti per riporre scope, ma non per alloggiare l’equipaggiamento medio della partoriente. Nella mia stanza, una doppia, c’era spazio sufficiente per due armadi che contenessero più di un paio di scarpe e una sciarpa, ma così non era. Nonostante avessi seguito la lista preparata proprio dal reparto, ho dovuto ritoccare un po’ l’elenco.

Innanzitutto, ho diviso tutto in due borse: una per i primi due, tre giorni, e un’altra da farmi portare in un secondo momento. Avendo avuto il cesareo, per il parto ho indossato il camice fornito dal reparto ma, in base a ciò che ho visto e sentito, lasciate perdere la camicia ricamata. Una vecchia t shirt larga va più che bene. Se proprio volete la camicia da notte nuova, assicuratevi che possa essere candeggiata senza pietà. Tanto, si finisce quasi sempre nude, perché ogni cosa sembra essere d’intralcio all’impresa. Benissimo la camicia da allattamento, ma lasciate a casa i pigiami: purtroppo, un rapido e comodo accesso a ogni parte del vostro corpo deve essere garantito. Per gli ultimi due giorni di degenza, nella seconda borsa preparata, io mi ero spinta fino a preparare una specie di tuta, per non girare nei corridoi in camicia da notte: scelta ridicola, visto che sono stata a letto fino all’ultimo.

Una cosa che l’ospedale forniva, ma che sono stata felice di aver portato, sono stati i giganteschi assorbenti e gli slip usa e getta. Se avete fretta di cambiarvi, è notte e c’è un’urgenza in reparto, la vostra richiesta di avere un nuovo slip verrà giustamente messa in secondo piano. Per la bambina e per me, poi, avevo preparato due piccole borse col primo cambio per me dopo l’operazione (camicia, slip, assorbente) e il primo cambio della bimba, incluso il pannolino (non fornito dall’ospedale, come pure i prodotti per la pulizia). Le due borsette sono state molto utili, perché sia le ostetriche che le infermiere le hanno potute prendere rapidamente, avendole io separate preventivamente dal bagaglio principale.

Naturalmente ogni ospedale è un caso a parte, ma penso che queste indicazioni possano essere generali. Per i parti naturali, le mie colleghe del corso pre parto hanno trovato utile il consiglio dell’ostetrica di preparare succhi di frutta e bustine di miele da portare in sala parto. Non che il loro compagno non potesse uscire a prendere un po’ d’acqua, ma si attivava ogni volta la campanella della porta che dava sulle sale parto, facendo correre le ostetriche. Un’altra cosa che potrebbe sembrare stupida, ma che è stata importantissima per me, sono state le cannucce per bere: dopo l’operazione anche una cosa elementare come bere può diventare complicata. Non riuscivo ad alzare il busto per rovesciare all’indietro la testa, potendo contare poco sugli addominali, e la cannuccia offertami dalla mia previdente compagna di stanza è stata provvidenziale.

Quasi tutti gli ospedali e i negozi di articoli per bambini forniscono degli elenchi dettagliati su cosa portare in ospedale, ma la cosa migliore, per me, è stata quella di parlare con chi già aveva partorito. Preparate tutto secondo le vostre esigenze, ma ricordate soprattutto che potrete chiedere al vostro compagno o a chi vi è vicino di portarvi altre cose in un secondo momento: iniziate a demandare un po’, dovrete concentrarvi su altre cose! Impacchettate, mettete la cartellina con le analisi a portata di mano e… rilassatevi nell’attesa.

Foto | Flickr

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