Tolgono la figlia ad una italiana in Gran Bretagna dopo cesareo forzato

I servizi sociali inglesi nel 2012 hanno sottoposto una donna italiana di 35 anni - Alessandra Pacchieri - affetta da disturbi psichici ad un cesareo forzato per toglierle la bambina

Ecco una di quelle storie che non vorremmo mai dover leggere, tale è il moto di orrore che ci provocano. Una donna italiana affetta da problemi psichici, incinta e di passaggio in gran Bretagna per ragioni lavorative, nel 2012 venne sottoposta, per decisione dei servizi sociali locali, ad un cesareo forzato allo scopo di sottrarle la bimba che portava in grembo.

Ci sembra assurdo che sia potuta accadere una cosa del genere in un Paese civile, in barba a tutti i diritti della madre e del bambino. Troppo gravi, secondo le autorità locali, le turbe psichiatriche della donna, per permetterle non solo di tenera la sua bambina, ma persino di partorirla secondo i tempi della natura.

La vicenda risale al 2012 ma è venuta fuori solo ora, grazie ad un articolo comparso sul Sunday Telegraph e all'interessamento del deputato socialdemocratico inglese John Hemming, che intende portare il caso in Parlamento. La donna, Alessandra Pacchieri di Chiusi, attualmente badante di 35 anni, madre di altre due figlie affidate alla nonna materna, è affetta da disturbo bipolare tenuto sotto controllo da terapie farmacologica. Nel 2012 si trovava nel Regno Unito - in un albergo nei pressi dell'aeroporto di Stanstead - per partecipare ad un corso di formazione della Ryan Air, la compagnia per cui lavora, e, probabilmente a causa di una momentanea sospensione della cura, fu presa da un attacco di panico credendo di aver perduto i passaporti delle sue figlie e chiamò la polizia in stato di confusione.

Evidentemente questo episodio venne ritenuto talmente preoccupante e grave e dalle autorità inglesi e dai servizi sociali da indurre ad un ricovero coatto - previa sedazione - della donna in avanzato stato di gravidanza con successivo cesareo forzato di cui nessuno, nemmeno la sua famiglia, venne informato. La bimba nata da quel parto "obbligato" venne presa in custodia dai servizi sociali dell'Essex, convinti che la donna non fosse assolutamente in grado di portare la figlia con sé.

Successivamente la neomamma fece ritorno in Italia e riprese la cura, quindi, sicura di poter riaver la sua bimba dimostrando di essere perfettamente in grado di occuparsene, fece domanda per riaverla. Peccato che a 15 mesi dal fattaccio, la piccola sia ancora in Inghilterra e la faccenda sia tutt'altro che risolta, tanto d assumere dei contorni a dir poco grotteschi. Ci si domanda per quale motivo, prima di prendere una decisione così "forte" il Tribunale dei minori britannico non si sia rivolto alle autorità italiane, al Tribunale di Roma o, almeno, ai familiari della donna. Ci si domanda con quale diritto si sia deciso di sottrarre una figlia ad una cittadina italiana non residente in gran Bretagna per un presunto "bene" superiore della neonata. Un decisionismo fuori dalle leggi e fuori dal buon senso, arrogante e del tutto arbitrario.

"E' una storia fuori da qualunque tipo di logica. Bisogna prestare particolare attenzione alle malattie mentali in un periodo delicato come la gravidanza, ma le donne che ne soffrono portano generalmente a termine la gestazione e se è necessario vengono accompagnate al ruolo genitoriale con un supporto"

Commenta Ernesto Caffo, neuropsichiatra e Presidente di telefono Azzurro. Si muove anche Giovanni D'Agata, Direttore dello Sportello dei Diritti, chiedendo un intervento diretto e urgente del nostro Ministero degli Esteri, il dicastero attualmente retto da Emma Bonino, affinché agisca per via diplomatica in favore della nostra concittadina e richieda spiegazioni e (ci auguriamo) pubbliche scuse. Allibiti, non possiamo che sperare che la bimba torni al più presto tra le braccia della sua mamma, da cui è stata lontana ormai davvero per troppo tempo.

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