Bambini e linguaggio, quando mamma e papà devono preoccuparsi? Siamo soliti allarmarci non appena notiamo che le tappe di crescita dei nostri figli non coincidono con i loro coetanei o con i fratelli maggiori. Dimenticandoci che ogni bambino è una storia a se.

I disturbi del linguaggio sono una tematica che spesso mette in allarme i genitori. A che età i bambini iniziano a parlare? Come accorgersi in tempo per capire se qualcosa non va? A chi rivolgersi per chiedere aiuto e dare una mano al piccolo a riuscire a esprimersi correttamente?

Tante domande che assillano la nostra testa, alle quali abbiamo voluto dare risposta. E per farlo abbiamo interpellato la dottoressa Anna Biavati-Smith, logopedista pediatrica.

Bambini e linguaggio

A quale età preoccuparsi se il bambino non parla?

Dal mio punto di vista non si può dare un’età precisa: per arrivare a parlare, infatti, ci vogliono dei prerequisiti importanti. Quindi è importante monitorare una serie di passi e poi iniziare a valutare dai 24 mesi, ma non solo l’aspetto della parola, ma l’aspetto della comunicazione nella sua totalità.

Queste sono le difficoltà da valutare?

  1. Se a 12 mesi non produce nessun suono.
  2. Se a 12 mesi non fa nessun gesto come indicare, mostrare, raggiungere o salutare.
  3. Se entro i 12 mesi non risponde al proprio nome.
  4. Se a 15 mesi non è in grado di imitare azioni quotidiane con una bambola ( ad esempio baciare la bambola o darle da mangiare).
  5. Se non è in grado di abbinare due oggetti.
  6. Se a 16 mesi non produce nessuna parola.
  7. Se entro  i 18 mesi non seguono istruzioni semplici e familiari.
  8. Se entro i 24 mesi non produce nessuna frase significativa di due parole senza imitare o ripetere.
  9. Se a 27 mesi non è in grado di imitare un’azione quotidiana (ad esempio se non è in grado di replicare l’azione quando gli chiediamo di farci vedere come si lava i denti)
  10. Entro i 30 mesi non è in grado di abbinare due oggetti dello stesso colore.
  11. Se ha difficoltà ad avere un problem solving adatto rispetto ai coetanei.
  12. Se non si rende conto dei cambiamenti nel proprio ambiente e routine.
  13. Se entro i 30 mesi non c’è una conversazione minima anche formata da parole incomprensibili.
  14. Se si muove in modo non coordinato o a scatti durante le attività.
  15. Se fissa gli oggetti che ruotano o girano.
  16. Se ha notevoli difficoltà a partecipare a giochi e attività.
  17. Se è troppo capriccioso quando ci sono cambiamenti o transizioni da attività ad attività.
  18. A qualsiasi età, se perde le parole o le abilità sociali (come il contatto visivo).

È molto importante che genitori e professionisti riconoscano presto queste differenze e facciano qualcosa al riguardo! Molte volte possiamo iniziare subito intervenendo in una maniera corretta ed efficace ed aiutare i bambini che sono parlatori tardivi.

E se il bambino invece scambia le lettere quando parla?

È normale che i bambini scambino le lettere, si tratta di quelle che noi professionisti chiamiamo sostituzioni fonologiche. Queste fanno parte del modo di imparare a parlare, man mano, poi, imparano a metterle “a posto”. Tutti i bambini producono delle frasi o dicono delle parole facendo degli errori come datto per gatto, toue invece di solecopa al posto di scopa. Possono alche semplificare le parole, ad esempio nana per banana. Può essere utile annotarle proprio come parte del loro sviluppo, per rivederle nel tempo e rendersi conto dei progressi fatti, ma anche per valutare se il bambino ha tutte le consonanti e se dopo i 36 mesi riesce a parlare meglio.

Quali giochi fare con il bambino per stimolare l’apprendimento del linguaggio?

Il linguaggio deve essere stimolato in tutti i momenti della vita ed in generale tutto può diventare un gioco, dal vestirsi ad andare in giro. Tuttavia mi rendo conto che è bello avere dei giochi precisi.

Prima di tutto deve essere un gioco che il bambino trova divertente, come per esempio mettere delle macchinine o delle palline dentro un tubo… questo tipo di gioco stimola, l’attenzione congiunta, la reciprocità ed il linguaggio. A me piace inserire una routine nel gioco. Avere degli oggetti dentro un sacco od una scatola, perché si aggiunge l’elemento sorpresa. Con semplici oggetti si possono nascondere, raccontare storie, inventare giochi di ruolo… la nostra immaginazione è l’elemento più importante!

Il libro Senti come parlo è un prezioso supporto per tutti i genitori, con tanti suggerimenti di giochi e attività da fare insieme, per divertirsi e stimolare le abilità comunicative dei più piccoli.

E quali gli errori che tutti, genitori e nonni, commettiamo quando parliamo con i bambini?

Innanzitutto parliamo troppo! Parlare e commentare è importante ma lo dobbiamo fare sempre tenendo conto del passo del bambino. Ogni bimbo attraversa diverse fasi nel percorso di apprendimento del linguaggio ed è vero che la comprensione si sviluppa prima della capacità di parlare, tuttavia dobbiamo usare un linguaggio semplice e ripetitivo. Se il bimbo ha solo suoni allora useremo frasi di 1 parola, come “il gatto”, “su”, “mangia”…. si può dire molto ma lasciando una pausa che permetta al bambino di elaborare le parole.

Facciamo troppe domande. Dobbiamo sempre tenere a mente che è importante fare da modello, cioè commentare quello che vediamo perché i bambini stanno imparando il vocabolario, quindi la loro capacità di capire è maggiore rispetto a quella di parlare. Le parole si imparano quando vengono ripetute tanto in vari contesti.

Chiediamo di ripetere: i bambini non sono pappagalli! L’azione di ripetere coinvolge un’altra parte del cervello, quindi è meglio dare una scelta, siamo noi che dobbiamo ripetere.

Quando sottolineiamo gli errori: “ma no cosi non si dice, dillo bene” questo è un errore molto diffuso! I bambini stanno imparando, è normale che facciano degli errori. Possiamo cercare di correggerli in modo più positivo e costruttivo. Come? Ad esempio se il bambino dice “dao” invece di “gatto”, guardiamo il bambino facendo in modo che anche lui ci guardi e diciamo: “bravo hai ragione è un gatto, proprio il gatto, vedi come lo dice la mamma?”. Questo in inglese si chiama EMPOWERING, dare la forze, aiutare il bambino con tante strategie in una: guarda, ascolta ed impara!

Quali sono i disturbi del linguaggio più comuni per ogni fascia di età?

Lo sviluppo del linguaggio è differente in ogni bimbo, questa è dovuto sia ad alterazioni biologiche del soggetto, sia a fattori ambientali (minore o maggiore stimolazione in ambito familiare, inserimento precoce a scuola, presenza di fratelli o sorelle).
Generalmente intorno ai 24 mesi il bambino possiede già un vocabolario di circa 100 parole e inizia a formare le prime frasi (combinazioni di due parole, spesso associate a un gesto indicativo o simbolico).

Intorno ai 30 mesi di età avviene la vera esplosione del linguaggio, in particolare del vocabolario: il numero di parole prodotte dal bambino aumenta in breve tempo e il bambino inizia a produrre frasi di tre o più parole.

Diciamo quindi che inizialmente quando il bambino piccolo non parla siamo di fronte a un caso di late talker, il PARLATORE TARDIVO, cioè un bambino che sta facendo tutti i passettini giusti, nel gioco e nella comunicazione, ma le paroline ed i suoni tardano ad arrivare.

Ad oggi i disturbi del linguaggio sono considerati un insieme di sintomi. I bambini con disturbi specifici di linguaggio presentano difficoltà, di vario grado, nella comprensione, produzione e uso del linguaggio. L’evoluzione di questi sintomi dipende dalla gravità e dalla persistenza del disturbo linguistico .

Ma quando si manifesta un disturbo specifico? Intorno ai tre anni iniziamo a veder la differenza tra i “parlatori tardivi” e i bambini con un probabile disturbo del linguaggio. La presenza di una produzione di parole ancora non adeguata secondo i parametri dello sviluppo tipico dovrà necessariamente essere valutata da un’attenta visita medica specialistica.

Bisogna considerare i seguenti campanelli d’allarme

  • A 12 mesi, se il bambino mostra difficoltà di comprensione del linguaggio;
  • 24 mesi se il bambino produce meno di 10 parole e ha difficoltà di comprensione;
  • A 30 mesi se produce meno di 50 parole e non inizia a combinare insieme due parole, per esempio: “voglio palla!” e ha difficoltà di comprensione.

Andremo quindi a valutare se il ritardo è recettivo (quindi difficoltà di comprensione), espressivo (difficoltà nell’esposizione), fonologico (il modo in cui parlano).

Senti come parlo

La dottoressa Anna Biavati-Smith ha dato la sua consulenza per un nuovo gioco destinato ai più piccoli per aiutarli proprio a sviluppare il linguaggio. “Senti come parlo“, infatti, è un giorno di Quid+, linea editoriale dedicata ai bambini nella fascia d’età 0-7 anni firmata da Gribaudo, parte del Gruppo Feltrinelli, destinato ai piccoli da 1 a 3 anni di età. Il libro, a cura dell’autrice Barbara Franco e illustrato da Valentina Fontana, comprende 32 carte dei suoni, due storie illustrate e giochi e attività con cui i genitori potranno stimolare il bambino e ad allenarlo nel riconoscimento dei suoni e nella successiva riproduzione.

Foto di Pixabay

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