Scuole primarie aperte, l’appello non è solo degli insegnanti e delle famiglie dei bambini più piccoli, ma anche di un’associazione come SOS Villaggi dei Bambini. Mentre le scuole superiori di secondo grado oscillano tra il 75% e il 100% di didattica a distanza, per alleggerire la pressione sui trasporti e, di conseguenza, il numero di contagi da Coronavirus, si teme che un analogo provvedimento possa essere disposto per le scuole medie o le scuole elementari.

Il governo ha continuato a dire no alla didattica a distanza fino a quando ha potuto. Ma adesso ha iniziato a cedere sulle scuole superiori. E il prossimo DPCM potrebbe decidere le sorti anche per le scuole medie, almeno per quello che riguarda l’ultimo anno. SOS Villaggi dei Bambini chiede che almeno le scuole primarie siano “salvate”. Per evitare di creare ancora più disuguaglianze nella società. Soprattutto per bambini e donne.

Scuole primarie aperte per evitare di creare nuove disuguaglianze

L’associazione spera che le decisioni prese da Palazzo Chigi e dalle Regioni tengano conto del miglior interesse dei bambini. Garantendo la tutela dei loro bisogni, della loro salute e del loro benessere psicofisico. E chiede che la scuola rimanga il punto di riferimento più solito per tutti i giovani, prediligendo la didattica in presenza per le scuole primarie. La didattica a distanza potrebbe infatti creare una perdita pesante in un’età in cui la relazione anche non verbale con un adulto di riferimento è fondamentale.

Il timore è che si possano aumentare ancora di più quelle disuguaglianze che la pandemia ha fortemente accentuato. Disuguaglianze che riguardano i bambini e i ragazzi che arrivano da contesti famigliari e sociali fragili, che sono emarginati e che vedono nella scuola come un luogo non solo protetto, ma anche di riscatto. E disuguaglianze che riguardano anche i genitori e in particolare le madri.

A marzo, secondo la Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro, la chiusura delle scuole italiane ha avuto ripercussioni negative sull’organizzazione famigliare di 5 milioni 139mila lavoratori e lavoratrici. E, secondo l’Istat, nel 2019 2milioni 797 mila donne in Italia hanno dovuto rinunciare al lavoro per stare a casa ad occuparsi della famiglia. La chiusura delle scuole potrebbe accentuare ancora di più questa situazione.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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