La Festa della mamma 2026 si celebrerà domenica 10 maggio in Italia e in molti altri paesi. È una ricorrenza che ogni anno riporta al centro la figura materna, ma dietro fiori, biglietti e pranzi in famiglia c’è una storia lunga secoli, cambiata nel tempo e da un Paese all’altro.
Non è solo una data da segnare sul calendario: è insieme rito privato e momento pubblico, nato da tradizioni religiose, passato attraverso movimenti sociali e diventato poi una festa globale, con forme e significati diversi a seconda delle latitudini.
Mothering Sunday, la festa inglese che nasce nelle chiese e nel ritorno a casa
Nel Regno Unito, le origini del Mother’s Day non hanno nulla a che vedere con negozi e regali. Bisogna tornare al Seicento, quando si celebrava il Mothering Sunday, nella quarta domenica di Quaresima.
Era il giorno in cui molti ragazzi mandati lontano da casa per lavorare o imparare un mestiere potevano rientrare e rivedere la madre, anche solo per poche ore. Da lì nasce il legame con il ritorno a casa, con i fiori raccolti lungo la strada, con piccoli doni semplici, fatti più di gesto che di cerimonia.
Quella tradizione britannica, in fondo, ha lasciato un segno che resiste ancora. La festa cade ancora oggi in una data mobile, legata al calendario liturgico, e mantiene un tono più raccolto e tradizionale rispetto ad altri Paesi.
C’è chi la vive come una festa di famiglia, chi come un momento di memoria. Il punto, però, resta sempre lo stesso: riconoscere quel lavoro di cura, spesso silenzioso, che ruota attorno alla madre e alla famiglia.
Dagli Stati Uniti al calendario globale: come il Mother’s Day ha cambiato data e volto
La versione moderna della Festa della mamma si è affermata soprattutto negli Stati Uniti, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Prima ci fu Julia Ward Howe, attivista e pacifista, che immaginò una giornata dedicata alle madri con un messaggio di pace.
Poi arrivò Anna Jarvis, la figura che più di tutte spinse per il riconoscimento ufficiale del Mother’s Day. La prima celebrazione si tenne nel 1908, mentre nel 1914 il presidente Woodrow Wilson la rese festa nazionale.
La storia di Jarvis è anche una delle più amare. Non ebbe figli e negli ultimi anni si batté contro la commercializzazione della festa, denunciando il business costruito attorno a garofani, cartoline e regali già pronti.
“Non era questo il senso”, ripeteva, secondo le ricostruzioni storiche. Una battaglia quasi solitaria, finita male, ma che ancora oggi riporta la domanda al centro: che cosa vuol dire davvero celebrare una madre?
Quanto alle date nel mondo, un calendario unico non esiste. Italia, Stati Uniti, Canada, Australia, Germania, Giappone e molti altri Paesi scelgono la seconda domenica di maggio, che nel 2026 cade il 10 maggio. Il Regno Unito e l’Irlanda, invece, seguono la Quaresima, mentre altrove si festeggia in marzo, agosto, ottobre o dicembre.
Cambiano i giorni, cambiano i riti, a volte perfino le parole. Resta però lo stesso nucleo: una giornata che, almeno nelle intenzioni, prova a fermarsi un momento e a dare alla maternità un’attenzione vera.






