La tata Francesca Valla in esclusiva per Bebeblog: "Il 'mestiere' di mamma nessuno lo può insegnare"

Francesca Valla, tata televisiva, mamma ed esperta di ricette educative, nell'intervista esclusiva, si rivolge ai genitori e spiega l'importanza delle regole, del gioco, e del sapersi perdonare.

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Francesca Valla è un volto televisivo molto noto tra le mamme. E' Tata Francesca nel programma Sos Tata, e da quest'anno ha anche uno spazio ne La prova del Cuoco, show condotto da Antonella Clerici su Raiuno, in cui dà consigli e prepara ricette "educative".

Ha da poco scritto un libro dal titolo "È facile fare la mamma...se sai come si fa" edito da Mondadori in cui si rivolge ai genitori per svelare segreti in tema di educazione, alimentazione e regole per bambini. Noi di Bebeblog l'abbiamo raggiunta per porle alcune domande.

In questa società frenetica, i genitori non hanno sempre il tempo per dare delle regole ai propri figli, e non sono costanti nel sottolineare cosa si deve non si deve fare. Cosa consiglia in quanto a regole educative?

Innanzitutto mi piace partire dal concetto di regola: la regola è importante perché mette ordine, dice al bambino come si deve comportare, cosa è giusto e cosa no, fa capire i limiti. I genitori devono certamente far rispettare la regola ma devono essere anche capaci di lasciare libero il bambino di sperimentare. La regola è fondamentale perché dà ruoli nella famiglia.

La regola delle regole è che le regole non devono essere tante e non devono essere divieti. Cerchiamo di avere un approccio sempre positivo e rivolto a qualcosa da svolgere insieme. Per esempio: invece di dire che non ci si alza da tavola fino a che tutti non hanno finito, si può dire che si mangia tutti insieme e quando abbiamo finito ci alziamo. La regola diventa un’occasione importante per stare bene insieme.

Perchè i bimbi educati sono anche dei bimbi felici?

Perché sono bambini che rispettano. Perché l’educazione prevede il rispetto dell’altro, prevede dei tempi e una turnazione: prima tocca a me e dopo tocca all’altro. Nell’educazione c’è condivisione e attesa che si compia un’azione. I bambini educati sono socializzati e sono bambini che stanno alle regole del gioco. I bambini che stanno alla regola del gioco stanno anche alla regola della vita, le sperimentano. È una palestra emozionale importante il gioco da vivere molto in famiglia. È bene che i bambini esperimentino in casa la propria personalità. Educarli a rispettare l’altro li conduce più facilmente a stare bene insieme.

Ci racconta qualcosa dell’esperienza di insegnante e mamma. Basta studiare e prendere una laurea in scienze dell’educazione per diventare una “brava” mamma? O cosa serve?

Già nel titolo del mio ultimo libro "È facile fare la mamma...se sai come si fa", edito da Mondadori, lancio una provocazione: nessuno lo conosce e te lo può insegnare. Il "mestiere" della mamma lo apprendi giorno dopo giorno ma certamente la conoscenza fa la differenza. Per esempio: sapere che intorno agli 8 mesi nasce la paura dell’estraneo, come anche che non necessariamente il succhiotto va tolto a 18 mesi sono informazioni importanti e che ci sostengono. Sapere come fare fa la differenza, ma ricordiamoci che ogni figlio è diverso e sarà necessario adeguare la propria conoscenza rispetto all’individuo che ci troviamo di fronte.

Non bisogna cercare la perfezione e bisogna perdonarsi come mamme. Come dice Winnicott, "la mamma capace o sufficientemente buona è quella che impara dai propri errori" e il confronto con le altre mamme, la conoscenza, l’approfondimento sui libri e l’informazione sono strumenti importanti.

L’esperienza di insegnante ha fatto sì che io mi confrontassi con tantissimi bambini, da ogni confronto c’è qualcosa da imparare. I bambini ti danno chiavi d’accesso per capirti meglio.

Credo che per essere una "sufficiente insegnante" l’aspetto della conoscenza sia fondamentale, ma sono anche la capacità di trasferire e comunicare che fanno la differenza.

Io da sempre ho un forte desiderio di stare con i bambini, sono mossa da passione autentica. Mi piace molto stare in mezzo a loro da sempre, il loro atteggiamento curioso e spontaneo, è un’energia allo stato puro e la dimensione di bambina che ho sempre tenuto dentro mi aiuta a conoscerli e amarli ulteriormente.


Dopo l’esperienza di "Sos Tata", secondo lei quanto è utile un programma tv per fare bene il “mestiere” di genitore?

È un ottimo spunto, non è certamente esaustivo. Il programma è stato rivoluzionario, ha messo in discussione molto il mondo dei genitori. L’intento non è quello di dare delle risposte e una metodologia ma di trovare una modalità per interrogarsi come genitori. Mi auguro che ci siano sempre programmi che mettano al centro la famiglia e l’educazione dei nostri figli.

Nel libro "E' facile fare la mamma... se sai come si fa" appena pubblicato dà una serie di consigli e suggerimenti sull’educazione dei bambini da 0 a 3 anni. Quale è l’approccio giusto per un genitore alle prime armi e al primo figlio?

L’approccio giusto di un genitore è partire sempre dal presupposto che davanti a te hai un individuo nuovo, con la sua storia, il suo temperamento e le sue modalità. Non bisogna dare nulla per scontato e mettersi in discussione ogni volta rispetto a chi ti trovi davanti. Bisogna imparare a confrontarsi con la diversità.

Nel mio libro introduco il mio progetto genitoriale con 10 regole del cuore...Sono 10 regole non solo per i bambini ma per tutti, possiamo ritrovarci anche la relazione tra marito e moglie, tra individui. Come il dare il buon esempio, incoraggiare, farli sentire capaci. Una regola per me fondamentale è "mi ricordo di me bambina". Non dimentichiamoci mai di quando eravamo bimbi e cerchiamo di metterci nei loro panni per trovare strategie diverse. La dimensione bambina, come ci ricorda Il Piccolo Principe, ci dà la possibilità di conoscere nostro figlio realmente e ci offre la possibilità di intervenire e trovare la strada giusta. Mettersi nei panni dell’altro ti dà la possibilità inoltre di trovare soluzioni semplici e naturali.

Ha sempre parlato del legame tra cibo e relazioni affettive. Può sviluppare questo concetto?

Il cibo nutre il corpo, la relazione. Attraverso il cibo passa tutto.
Darsi delle regole rispetto al momento della tavola e del cibo può sviluppare un approccio al cibo positivo: mangiare insieme è uno scambio di relazione dove possiamo accendere il dialogo, dove ci guardiamo negli occhi! Dobbiamo trovare delle strategie perché il bambino viva una relazione positiva con il cibo. Se ce l’ha verso il cibo ce l’avrà anche verso gli altri.

La tavola è sempre stato un luogo di incontro nel passato. Se chiedo di andare avanti per tanti aspetti, qui chiedo di tornare indietro.

Appena ci si siede a tavola si trova la propria relazione. Portiamo a tavola il cibo sano, nutriente, ma soprattutto quella relazione educativa che è il pane e sale della famiglia.

"La prova del cuoco" in onda su Raiuno prepara dei piatti da cucinare in famiglia: cosa intende per "ricette educative"?

Nel programma della bravissima Antonella Clerici ho due spazi: il lunedì è dedicato ai consigli su come creare uno spazio piacevole a tavola, mentre il sabato ho uno spazio sulla Cucina in famiglia con bambini che lavorano e giocano con il cibo insieme a me. E' uno spazio a cui sono molto affezionata e a cui tengo molto perché giocoso. Si porta il concetto dell’approfondimento delle pietanze per conoscersi. Si porta a tavola il concetto dell’allegria e dello stare insieme. È un momento dove il cibo diventa arte, come l’Arcimboldo amava fare nelle sue tele anche noi cerchiamo di essere artisti a tavola con l’obiettivo di facilitare la relazione genitore/figlio. Un genitore e un figlio che cucinano insieme creano una relazione unica.

Non è sempre facile parlare con i propri figli, cucinare e preparare la tavola sono progetti comuni e condivisi che portano ad un’intimità che favorisce la confidenza e poi... un bambino che prepara da mangiare è un bambino che sarà portato a mangiare ciò che ha preparato. Ci sono molti obiettivi all’interno di questo progetto: preparando la pizza passano i racconti e le confidenze, magati anche in fase di età più delicate dove la comunicazione non è per forza così diretta.

Il gioco come può essere uno strumento di crescita per i bambini?

Attraverso il gioco il bambino conosce se stesso, il mondo ed entra in relazione con gli altri. Attraverso il gioco si può aiutare il bambino, se impara giocando diventa un apprendimento consolidato. È una modalità importante anche per gli adulti. Nel libro dedico una parte fondamentale a questo aspetto.

Foto | Francesca Valla @twitter

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