Il papà delle 3 bambine uccise a Lecco scrive: "Non giudico la madre"

Baskim Dobrushi, il papà delle tre bimbe di Lecco uccise dalla madre, ha deciso di scrivere una lettera alle figlie esprimendo pietà per la ex moglie: "Non la giudico", dichiara

Non è facile immaginare cosa passi nella testa di un padre che scopra improvvisamente che le sue tre bambine sono state uccise. Uccise dalla loro madre. A pochi giorni dalla Festa del Papà, con il cuore spezzato, Baskim Dobrushi, il padre di Simona, Kasey e Linsay, rispettivamente 14, 10 e 3 anni, ha deciso di scrivere una lettera alle sue tre figlie, vittime di molto più che della furia materna.

La chiamano la sindrome di Medea, quella che spinge mamme in apparenza del tutto "normali", anzi, affettuose e partecipi della vita dei figli proprio come lo era Edlira Dobrushi, a troncarne la vita in modo efferato, usando l'arma più brutale. Un coltello.

MADRE UCCIDE A COLTELLATE TRE FIGLIE, SEPARATA DA MARITO

Una sindrome che colpisce le donne che soffrono di gelosia patologica, donne fragili, donne lasciate sole in balia dei propri fantasmi. Edlira e Baskim, infatti, si era sparati, l'uomo, un operaio albanese, era tornato a Durazzo per lavoro e per amore (un nuovo amore), mentre la donna era rimasta a Lecco con le tre figlie.

In pochi mesi è maturata la follia che ha determinato la tragedia. Non sa spiegarsi, Baskim, come non abbia potuto, o voluto, vedere ciò che stava per accadere. Per non aver colto la profondità del dolore della donna che stava lasciando, per non aver intuito il rischio che la sua famiglia correva.

E così, scrive. Scrive alle sue bimbe, che non vedrà più, e chiede loro perdono. Ma soprattutto, dice non essere nella posizione per giudicare la madre. Quello che traspare dalle sue parole, è solo un enorme vuoto, che non può essere colmato neppure dal dolore. Ecco alcuni brani della lettera, in cui Baskim parla anche a nome degli altri parenti delle piccole, ugualmente colpevoli di "assenza":


Il nostro cuore è sommerso da un dolore immenso, attonito. Non abbiamo capito, immaginato e vedevamo solo il grande amore che, come ne eravamo capaci, cercavamo di dimostrarvi. Facevamo il possibile, ma sicuramente non era abbastanza. Vi chiediamo sommessamente perdono e speriamo che dal Cielo, dove ora vi tenete la mano, possiate capire la nostra fragilità. Ci mancherete, immensamente, ci mancheranno i vostri sorrisi, le vostre curiosità, i vostri abbracci, ci mancheranno i tanti momenti passati insieme, la vostra voglia di vivere, i vostri progetti e i vostri sogni per una vita serena e felice. Non siamo riusciti a darveli. Non so darmi pace per quanto è successo ma non voglio giudicare vostra madre. Vorrei capire, anche se ora non ne sono capace, e vorrei aver capito, anche se non ne sono stato in grado. Vi prego, vi supplico, dal Paradiso, dove vedete tutto, anche nei nostri cuori, dateci la forza di affrontare questo immenso dolore

Foto| via Ansa

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