La storia di Ismail, il bambino di Belluno disperso nel Califfato

Ismail è il bambino di Belluno portato via dal padre, poi morto, nel Califfato: la mamma Lidia cerca da tempo il suo piccolo!

Dove si trova Ismail? Oggi vi raccontiamo la storia di un bambino nato in Italia e vissuto nelle montagne di Longarone. Quando era piccolo il padre, Ismar Mesinovic, decise di portarlo con se per combattere in Siria: l'uomo bosniaco arrivò nel Califfato il 22 dicembre del 2013, morendo una ventina di giorni dopo. Ma che fine ha fatto Ismail, che oggi ha 4 anni?

In Italia vive ancora la madre cubana, Lidia Solano Herrera, che era all'oscuro delle intenzioni del padre e che da allora cerca il suo bambino. Secondo le ultime notizie, pare che il bambino sia stato affidato ad alcune donne di Raqqa, la capitale dello Stato Islamico. Il piccolo era stato affidanto a un altro uomo bosniaco, Said Colic, anche lui combattente in Siria e anche lui morto poco dopo.

Ismail

Dubravko Campara, il procuratore antiterrorismo di Sarajevo che si sta occupando della sua vicenda, racconta:

Da quanto ci risulta ha dovuto lasciare anche la famiglia di Colic proprio perché la loro legge stabilisce che i bambini devono avere un padre. Dovrebbe essere stato affidato a una famiglia bosniaca che si è trasferita ad Aleppo.

La mamma Lidia racconta che suo marito era molto cambiato negli ultimi tempi, era diventato aggressivo, la limitata, la picchiava se rispondeva e sgridava spesso il bambino, anche se magari stava solo ballando. La coppia decise di separarsi: Lidia cercò di portare il figlio con lei a Ponte nelle Alpi, a casa della sorella, ma lui glielo strappò dalle braccia. Poi la decisione di lei di andare a Cuba e di lui di andare in Bosnia:

Doveva starci 10 giorni a trovare i suoi parenti e invece l’ho rivisto a gennaio, in foto, morto.

La mamma cerca di ritrovare il figlio, rivolgendosi ad altri due uomini che erano con lei. Da Raqqa le fanno sapere che per riavere il bambino deve portare il certificato di matrimonio islamico e civile, copia del passaporto, attestazione della conversione e il certificato di nascita di Ismail. Lei invia tutto a un imam di Vienna, ma del suo bambino ancora nessuna traccia. A luglio del 2014, Mohsen Chemingui si rivolge a lei per offrirle un aiuto, ma nulla si muove. Intanto muore anche l'uomo bosniaco che si occupava a Raqqa del bambino e spunta la nuova pista di Aleppo.

Il bambino si troverebbe ancora nello Stato del Califfo, ma le speranze di riportarlo in Italia sono pochissime, anche se lei non demorde e scrive così a chi lo tiene lontano da lei:

Io sono la madre di Ismail e vorrei averlo con me perché è la mia vita.

Via | Corriere

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