Nel momento esatto in cui consegnai l’iscrizione all’asilo di mia figlia, pensai: “Adesso dovrò entrare nel gruppo Whatsapp dei genitori?”. Avevo sentito ogni genere di notizie in merito, ed ero terrorizzata. Ma l’iscrizione la feci a gennaio, e sembrava che nessuno fosse interessato a chiedermi nulla. L’anno successivo iniziò senza che nessuno tirasse in ballo la questione, e io mi pavoneggiavo con le mie amiche: “Voi avete il gruppo di mamme? Nella classe di mia figlia non c’è!”. Finché, a maggio…

“Ciao, ti ho inserito nel gruppo Whatsapp”. A maggio? Perché a maggio? Non potevate aspettare settembre, perché dovete rovinarmi l’estate? I pregiudizi sono una cosa orribile, e sono stata punita: è il gruppo più discreto che potessi immaginare. L’esordio è stato che, per qualsiasi problema didattico, quello non era il luogo adatto. Per quello c’erano gli incontri con le maestre. Il gruppo serviva per organizzare feste e regali e altre cose simili. Niente guerre sui vaccini, niente litigi sulla mensa, niente pettegolezzi! Per un attimo, ho pensato che si fossero messe d’accordo e avessero creato il gruppo solo per umiliarmi.

Il massimo della trasgressione sono stati gli auguri di buon Ferragosto. Tutte rispondono in modo cortese e sintetico, non c’è nemmeno bisogno di silenziare il gruppo. Non c’è nulla da fare, è proprio vero: la vita non perde occasione per smentirci. Anzi, se non sopportate più il gruppo della classe di vostro figlio, entrate nel nostro: dopo un paio di settimane di assoluto silenzio, vi verrà quasi voglia di sollevare qualche questione.

Foto | Flickr

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