Festa dei nonni, le filastrocche di Gabriele D’Annunzio e Giovanni Pascoli

Due filastrocche firmate da Gabriele D’Annunzio e Giovanni Pascoli e dedicate alla figura della nonna.

Per la festa dei nonni ecco due filastrocche di autori importanti, che hanno reso grande la letteratura italiana. Sia Gabriele D’Annunzio sia Giovanni Pascoli hanno composto alcune rime dedicate alla nonna, mamma per eccellenza, in cui ne fanno un ritratto dolce, eterno e vero. Forse da imparare a memoria sono complesse, ma leggetele con il bambino.

Alla nonna di Gabriele D’Annunzio

D’inverno ti mettevi una cuffietta
coi nastri bianchi come il tuo visino,
e facevi ogni sera la calzetta,
seduta al lume, accanto al tavolino.

Io imparavo la storia sacra in fretta
e poi m’accoccolavo a te vicino
per sentir narrar la favoletta
del Drago Azzurro e del Guerrier Moschino.

E quando il sonno proprio mi vinceva
m’accompagnavi fino alla mia stanza
e m’addormivi al suono dei tuoi baci.

Agli occhi chiusi allor mi sorrideva
in mezzo ai fiori una gioconda danza
di sonni dolci, splendidi e fugaci.

La nonna di Giovanni Pascoli

Tra tutti quei riccioli al vento,
tra tutti quei biondi corimbi,
sembrava, quel capo d’argento,
dicesse col tremito, bimbi,
sì… piccoli, sì…

E i bimbi cercavano in festa,
talora, con grido giulivo,
le tremule mani e la testa
che avevano solo di vivo
quel povero sì.

Sì, solo; sì, sempre, dal canto
del fuoco, dall’umile trono;
sì, per ogni scoppio di pianto,
per ogni preghiera: perdono,
sì… voglio, sì… sì!

Sì, pure al lettino del bimbo
malato… La Morte guardava,
La Morte presente in un nimbo…
La tremula testa dell’ava
diceva sì! sì!

Sì, sempre; sì, solo; le notti
lunghissime, altissime! Nera
moveva, ai lamenti interrotti,
la Morte da un angolo… C’era
quel tremulo sì,
quel sì, presso il letto… E sì, prese
la nonna, la prese, lasciandole
vivere il bimbo. Si tese
quel capo in un brivido blando,
nell’ultimo sì.

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