Mestre, ragazzini e genitori durante una partita insultano l’arbitro donna

L’arbitro è donna e i giocatori, dei ragazzini di 14 anni, la insultano: “Vatti a prostituire”. Poi la sfida: uno di loro si cala i pantaloncini, subito espulso.

È molto difficile essere una bambina e sogna di realizzare i propri sogni, quando ci sono ancora persone che ti fanno credere di non potere essere o diventare ciò che vuoi solo perché sei nata femmina. Mercoledì scorso su un campo della civilissima Mestre, ragazzini e genitori hanno insultato un arbitro. L’arbitro in questione era una ragazza di 22 anni che si è sentita dire le peggiori cose.

"Meglio prostituirti che fare l'arbitro", questo il tono delle offese. E se fosse finita qui, avremmo parlato di maschilismo schifoso (purtroppo tendenza dominante in Italia) e archiviata la questione. Uno dei giocatori, un ragazzino, si è abbassato i pantaloncini e le ha rivolto una serie di insulti: "Vediamo se hai il coraggio di espellermi, se no....", aggiungendo un esplicito riferimento ad atti sessuali.

Nessuno ha detto nulla. La società organizzatrice soltanto dopo la partita ha emesso un comunicato di solidarietà all'arbitro. Tutta la documentazione sulla vicenda è finita alla Federcalcio di Roma.

Non è la prima volta che accade una situazione simile a un arbitro donna. Giulia Nicastro, questo il nome della giovane che ha arbitrato la partita, è assistita psicologicamente e aiutata a superare il difficile momento dalla sezione Aia di Venezia. Purtroppo sessismo, maschilismo, omofobia non sono parole vuote, sono comportamenti e pensieri che si trasmetto di padre in figlio e molto spesso anche di madre in figlio.

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