Giornata Internazionale del Parto in casa, secondo la SIN meglio l'ospedale

Parto in casa? Solo se viene rispettata la sicurezza: la posizione della Sin in occasione della Giornata Internazionale dedicata

Giornata Internazionale del Parto in casa, secondo la SIN meglio l'ospedale Oggi, 6 giugno 2020, si celebra la Giornata Internazionale del Parto in casa. Negli ultimi anni, l'abitudine di partorire in ambiente extraospedaliero ha preso sempre più piede.

Secondo la SIN, però, e a prescindere dall'emergenza Coronavirus, l'ospedale rimane la scelta consigliata in quanto posto più sicuro nel quale partorire, a differenza delle mura domestiche, specie se non si mettono in atto le "misure organizzative e i criteri clinici di selezione delle gravide appropriati".

Se lo 0.05-0.1% delle partorienti sceglie di dare alla luce il proprio bimbo in casa, la Società Italiana di Neonatologia ricorda come le strutture ospedaliere siano in grado di fronteggiare qualsiasi eventuale complicazione del parto. A confermarlo sono i risultati di alcuni studi condotti negli Usa. Secondo questi, il tasso di mortalità nel parto a domicilio rispetto al parto in ospedale è di 1.26 vs 0.32/1000 nati, e più del 10% di tutti i parti pianificati a casa si concludono in ospedale fino al 45% dei casi. Come precisa la Sin attraverso le parole del suo presidente, Fabio Mosca:

“Nel caso dovesse essere necessario un trasferimento in ospedale, in molte realtà italiane questo potrebbe non avvenire nei giusti tempi, soprattutto in un periodo di emergenza come quello che stiamo attraversando, poiché potrebbe essere aggravato anche da una minore disponibilità di ambulanze”

L'idea di partorire in casa solletica parecchie donne, specie per la possibilità di poter godere maggiormente di una libertà del proprio corpo non limitata dalle interferenze del personale ospedaliero e, in questo periodo storico, anche per la paura del contagio.

Per far combaciare questa, con l'esigenza di un parto sicuro, secondo la SIN si dovrebbe "demedicalizzare l’evento nascita nei nostri ospedali, favorendo setting organizzativi e strutturali attenti alla fisiologia e pronti ad intervenire in caso di urgenza".

In ogni caso, poi, il neonato dovrebbe essere, fin da subito, affidato alle cure del pediatra, il quale lo sottoporrà a tutti gli esami ed accertamenti del caso, di routine e non, al fine di tutelarne la salute.

Se la volontà della futura mamma, considerate queste premesse, è comunque quella di partorire in casa bisogna che, insieme al papà, venga informata di tutti i potenziali rischi ai quali andrà incontro. Esistono dei criteri di selezione, stabiliti dalla maggior parte delle linee guida internazionali, che stabiliscono chi possa e chi no usufruire del parto in casa. Solo rispettando questi ed alcuni fondamentali requisiti di sicurezza si può consentirlo.

Per garantire la sicurezza che ogni parto in casa dovrebbe sottendere, è necessario che venga inserito in un network integrato con i centri ospedalieri che - come accade nel Regno Unito - prevede che l'ospedale più vicino sia allertato dell'imminente parto per fornire eventualmente assistenza e garantire un trasporto di emergenza materno e neonatale cosa che, purtroppo, ad oggi non è prevista in Italia, se non in sporadici casi.

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