L’allattamento al seno è garantito anche dai contratti lavorativi, quindi le mamme che decidono di rientrare possono sfruttare i permessi, pagati dall’Inps, e che prevedono due ore di “riposo” al giorno se l’orario di lavoro è pari o superiore alle 6 ore e un’ora sola se invece si lavora meno di 6 ore. È bene sfruttarli, anche se spesso non è così facile integrare questi permessi con la propria attività, soprattutto se l’ufficio non è dietro casa.

Non tutte le mamme possono fare una pausa di due ore magari al pomeriggio, per poi tornare al lavoro e uscire normalmente alle 18. In questo caso è bene mettersi d’accordo con il proprio capo. Ci sono donne che chiedono di saltare la pausa pranzo e uscire prima, così da sfruttare non solo le due ore di allattamento ma recuperare anche il tempo del viaggio.

Si consiglia inoltre di crearsi delle riserve di latte e per farlo bisogna imparare a tirarlo, che non è né facile né piacevole. Il momento in cui si riesce a estrarre più latte è il risveglio, perché si è più riposate. Poi potete provare a tiralo dopo un’ora o due dalla prima poppata e raggruppatelo in sacchettini da 60-120 grammi l’uno. La cosa migliore è poi congelarlo. Non è semplice ed è anche frustrante, ma questa è l’unica soluzione: con il tempo e lo svezzamento tutto diventa più semplice. Bisogna avere pazienza, non farsi assalire dai sensi di colpa e dalla depressione.

Foto | Pinterest

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