Un papà è stato condannato dopo aver schiaffeggiato il figlio di sei anni. La condanna giunge in questi giorni, ma il fatto è accaduto nel 2009, in provincia di Arezzo. In casa, al momento in cui il padre “ha usato le maniere forti” sul volto del bambino, c’era anche l’ altro figlio che avrebbe assistito, ma sembra sia stata la madre a preoccuparsi notando la guancia arrossata del piccolo.

Chieste spiegazioni al marito, il padre del bambino si sarebbe giustificato dicendo che il piccolo che allora frequentava la prima classe della primaria non voleva leggere. Ora l’uomo è stato giudicato colpevole per abuso dei mezzi di correzione, condannato a un mese e costretto risarcire la parte civile rappresentata dalla moglie ormai separata dall’uomo, in seguito all’accaduto, da due anni.

Non è la prima volta che un padre viene condannato per aver dato uno schiaffo al figlio. Era già accaduto in Svezia nel 2011 ad un altro italiano che ha trascorso due o tre giorni in carcere prima di essere condannato dai giudici svedesi ad una multa di 700 euro per aver maltrattato il figlio dodicenne mentre “faceva i capricci” in strada a Stoccolma. Gli svedesi sul tema sono molto rigidi: dal 1979 proprio la Svezia è stato il primo Paese del mondo a proibire completamente le punizioni corporali ai bambini.

Non mi esprimo su questo genere di educazione per i figli (c’è chi pensa che dare uno schiaffo ai figli, ogni tanto, non faccia male!) ma personalmente penso che alzare la mano sui figli sia più uno scatto di rabbia o il risultato dell’esasperazione del genitore che una vera punizione utile all’educazione dei bambini. Secondo la mia modesta esperienza, il dialogo e l’ascolto restano le chiavi educative più utili anche se più faticose, rispetto ad uno schiaffo, per i genitori. Il confronto verbale sta alla base del rispetto reciproco che è alla base di un buon rapporto con i propri figli.

Via | Corriere

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