Neonate scambiate in culla ritrovano le mamme grazie al test del DNA

Incredibile storia di uno scambio di bebè nella culla accaduto in Argentina. Per fortuna, grazie all'intuito di una mamma e al test del DNA, le bimbe sono tornate dalle rispettive madri


E’ un segreto incubo di tutte le neomamme: che il proprio bebè venga scambiato in culla da infermiere sbadate e che quel bimbo che si ritrovano a cullare e ad allattare sia, in realtà, il figlio di un’altra.

Ebbene, una simile storia da telenovela argentina è accaduta – guarda caso – proprio in quella bella nazione sudamericana. Due mamme hanno rischiato di crescere, senza volerlo e saperlo, l’una la figlia dell’altra ma, stavolta, intuito e scienza si sono associati per evitare il fatale scambio.

La vicenda coinvolge due neomamme, ma l’eroina è solo una: Maria Lorena Gerbeno, avvocato di 37 anni che nel mese di settembre ha partorito il suo terzo figlio, una bimba, in una clinica privata chiamata Sanatorio argentino. Un bimba che alla nascita aveva pesato 3,1 kg e che era venuta al mondo dopo un cesareo. Peccato che poi, dopo il parto, la piccola che le infermiere avevano messo tra le braccia di Maria Lorena pesasse già 3,8 kg (alla faccia del calo fisiologico dei neonati), e fosse nata podalica, a detta del personale.

Come podalica? Ma se mi hanno fatto un cesareo!” risponde (il dialogo è immaginario ma più o meno ricalca quello che deve essere intercorso tra mamma e infermiere) Maria Lorena con più di una punta di serpeggiante sospetto. Quella pupa non era la sua. Come provarlo? Lo staff del nido dell’ospedale nega e naturalmente rassicura la donna affermando che si tratta di sue irrazionali paure. Irrazionali un tubo, pensa invece Maria Lorena. E i suoi sospetti trovano conferma una settimana dopo il parto, quando la donna, con la sua non figlia, torna in ospedale per i controlli.

Qui incrocia un’altra mamma – Veronica Tejada - con la sua bambina, venuta al mondo lo stesso giorno della sua. Due chiacchiere e il quadro combacia: c’è stato il classico scambio di culle! Maria Lorena sa come muoversi, è un avvocato e conosce la legge. Chiede al tribunale di minori che venga effettuato il test del DNA sulle due bimbe per scoprire chi sia di figlia di chi. A questo punto avrete già capito che l’esame dà conferma scientifica dell’errore intercorso, e dopo un mese circa dal parto le due mamme possono finalmente stringere al cuore le loro figlie biologiche.

Il lieto fine di questa vicenda ci piace moltissimo, perché racconta dell’istinto di una mamma, della sua caparbietà, dell’amicizia tra due donne per tramite delle loro figlie, e di un errore a cui si è posto rimedio prima che fosse troppo tardi. Ma per chiosare a puntino questa storia a suo modo edificante, vi riportiamo le parole con cui la signora Maria Lorena ha commentato l’increscioso scambio durante un’intervista alla tv:

Ho trascorso tre settimane con una bambina che non era mia figlia ma a cui ho dato tutto il mio amore perché sapevo che anche l’altra mamma avrebbe fatto la stessa cosa

Tutto è bene quel che finisce bene. (State sorridendo, vero?)

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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