E’ morto Marcello D’Orta, diventato popolare grazie al libro best-seller “Io speriamo che me la cavo”, una raccolta dei temi dei suoi piccoli alunni di Arzano, comune in provincia di Napoli. Infatti Marcello D’Orta era proprio un maestro napoletano, un insegnante elementare “anonimo” come tanti, pieno di umanità, come tanti, con una felice vena narrativa, come pochi.

Il suo primo libro, pubblicato nel 1990, fu un successo editoriale talmente clamoroso – grazie, in realtà, alla straordinaria grazia, innocenza, all’umorismo involontario e alle “sgrammaticature” dei suoi piccolo scolari – da ispirare l’omonima pellicola con protagonista Paolo Villaggio, diretto da Lina Wermuller.

Marcello D’Orta in seguito scrisse altri libri di successo – “Dio ci ha creato gratis” e “Romeo e Giulietta si fidanzarono dal basso” – sempre costruiti con la medesima tecnica del primo, come collage di temi dei suoi alunni, i veri artefici del successo, i protagonisti di un mondo pieno di umanità e di “monnezza”, in cui camorra e Dio coabitano in un immaginario pieno di semplicità e arguzia, colore e ironia.

Marcello D’Orta si è spento per un tumore che lui, in tempi ancora non sospetti imputava all’inquinamento legato ai rifiuti. Aveva solo 60 anni e da ben 23 non faceva più il maestro, ma tale continuava a sentirsi, e tale certamente si è sentito fino all’ultimo, come tutti gli insegnati che, come affermava egli stesso, fanno il loro lavoro con vera passione. Non c’è forse modo migliore, per ricordare il maestro Marcello d’Orta, che sorridere (con un po’ di struggimento) rileggendo la frase estrapolata da “Io speriamo che me la cavo” che ha dato anche il titolo all’opera:

I buoni rideranno e i cattivi piangeranno, quelli del Purgatorio un po’ ridono e un po’ piangono. I bambini del Limbo diventeranno farfalle. Io speriamo che me la cavo

Foto| via Pinterest

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