Ogni anno, quando si avvicina il momento di pianificare il rientro al lavoro dopo la nascita di un figlio, molti genitori si trovano di fronte alla stessa domanda: ho diritto all’indennità durante il congedo parentale, oppure il mio reddito è troppo alto? Per il congedo parentale aggiuntivo 2027 potrebbe esserci una buona notizia: la soglia di reddito che determina l’accesso all’indennità è attesa in aumento, grazie all’adeguamento legato all’inflazione. Una variazione apparentemente tecnica, ma che nella pratica potrebbe aprire le porte a un numero maggiore di famiglie.
Cosa si intende per congedo parentale aggiuntivo
Il congedo parentale in Italia funziona su più livelli, e la distinzione tra congedo “ordinario” e congedo “aggiuntivo” è spesso fonte di confusione. In linea generale, il congedo parentale permette ai genitori lavoratori dipendenti di assentarsi dal lavoro nei primi anni di vita del bambino, con una copertura economica che però non è automaticamente garantita per tutti i periodi richiesti.
I primi mesi di congedo — quelli riservati alla madre e al padre nei modi previsti dalla normativa — prevedono un’indennità più elevata. Il congedo aggiuntivo, invece, riguarda i periodi ulteriori che i genitori possono richiedere oltre la quota iniziale. Ed è proprio qui che entra in gioco la soglia di reddito: per ottenere l’indennità durante questi periodi aggiuntivi, il reddito individuale del genitore richiedente non deve superare un certo limite, calcolato in percentuale rispetto al trattamento minimo pensionistico.
In pratica, chi guadagna troppo può comunque prendere il congedo, ma senza ricevere alcuna indennità dall’INPS. Chi invece rientra nella soglia prevista ha diritto a un’integrazione economica, che rende il periodo di astensione dal lavoro meno pesante dal punto di vista finanziario.
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La soglia di reddito attesa per il 2027
Il meccanismo che regola questa soglia è direttamente collegato alla rivalutazione del trattamento minimo pensionistico, che viene aggiornato ogni anno in base all’andamento dell’inflazione. Questo significa che la soglia non è fissa, ma si muove di anno in anno — e per il 2027 la proiezione è positiva.
Secondo le stime attualmente disponibili, la soglia dovrebbe passare da €19.885,13 a €20.461,80 annui, con un incremento di circa 576 euro. Si tratta di una variazione che, pur non essendo rivoluzionaria, potrebbe fare la differenza per quei genitori che si trovano proprio al confine del limite: chi l’anno scorso era appena fuori soglia, nel 2027 potrebbe rientrare nei requisiti.
La soglia corrisponde al 30% del trattamento minimo pensionistico, parametro che l’INPS utilizza come riferimento per determinare l’accesso all’indennità. L’adeguamento all’inflazione non è quindi una scelta discrezionale del governo anno per anno, ma un meccanismo automatico previsto dalla normativa vigente.
Chi può fare domanda e come funziona in concreto
Il congedo parentale aggiuntivo con indennità è riservato ai lavoratori dipendenti. Liberi professionisti, lavoratori autonomi e altre categorie seguono regole diverse e non rientrano in questo specifico istituto.
Per accedere all’indennità nei periodi aggiuntivi, il genitore deve verificare che il proprio reddito individuale — non quello del nucleo familiare complessivo — non superi la soglia prevista per l’anno in corso. È un aspetto che spesso crea confusione: non si guarda al reddito della coppia, ma a quello del singolo genitore che presenta la richiesta.
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La domanda va presentata all’INPS, attraverso i canali telematici messi a disposizione dall’istituto. In alternativa, ci si può rivolgere a un patronato, che può assistere nella compilazione e nell’invio della pratica senza costi aggiuntivi per il richiedente. È consigliabile presentare la domanda con un certo anticipo rispetto all’inizio del periodo di congedo che si intende usufruire, per evitare ritardi nell’elaborazione.
Un dettaglio pratico da tenere a mente: il congedo parentale aggiuntivo può essere fruito in modo frazionato, anche a ore in alcuni casi, a seconda di quanto previsto dal contratto collettivo applicato. Vale la pena verificare le condizioni specifiche del proprio CCNL prima di pianificare i periodi di assenza.
Perché questo aggiornamento conta davvero
Potrebbe sembrare un aggiustamento burocratico di scarso impatto, ma la rivalutazione della soglia ha una ricaduta concreta su molte famiglie. L’inflazione degli ultimi anni ha eroso il potere d’acquisto dei salari, e molti lavoratori si ritrovano con redditi nominalmente più alti rispetto al passato, pur senza aver guadagnato reale capacità di spesa. Senza un adeguamento della soglia, un numero crescente di genitori verrebbe escluso dall’indennità non perché stiano davvero guadagnando di più, ma semplicemente per effetto degli aumenti contrattuali legati al costo della vita.
Il meccanismo di indicizzazione serve proprio a evitare questo effetto. Non è un bonus straordinario, ma una correzione di sistema che mantiene l’accesso all’istituto coerente con l’evoluzione del costo della vita. Per le famiglie che si trovano nella fascia di reddito interessata dall’aggiornamento, può tradursi in qualche mese di congedo retribuito in più, con tutto ciò che questo significa in termini di tempo da dedicare al bambino nei suoi primi anni.
Chi sta pianificando una gravidanza o ha già un figlio piccolo e non ha ancora verificato i propri diritti, vale la pena fare i conti con attenzione: consultare il proprio cedolino, confrontare il reddito annuo con la soglia aggiornata e, se necessario, rivolgersi a un patronato per capire esattamente a cosa si ha diritto. Le informazioni ufficiali e aggiornate sono disponibili direttamente sul sito dell’INPS, che pubblica ogni anno i valori rivalutati dei parametri previdenziali.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.





